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il blog di Luigi Castaldi


Diario


15 gennaio 2008

Avremo una "soffertissima" rinuncia? Non mi stupirei.

                                

Penso si debba fare un distinguo tra la questione e la polemica che ne sta distorcendo i termini. Una cosa è la visita che, giovedì 17 gennaio, Benedetto XVI dovrebbe fare all’Università La Sapienza, e un’altra sono le reazioni che l’annuncio ha scatenato.
E dico “dovrebbe fare” – aprendo un primo inciso – perché non mi stupirei affatto che, a questo punto, a Benedetto XVI possa convenire non andare, mischiando vittimismo a ragioni di sicurezza. Ecco, si direbbe, al Papa si vieta di parlare – suona ridicolo, so bene, ma in un paese ridicolo come il nostro il messaggio che passerebbe sarebbe questo, a fronte dell’onnipresenza mediatica di Sua Santità – e il Papa ci rinuncia, poveretto, per evitare che l’ateneo si trasformi in un campo di battaglia e a rimetterci siano dei poveri padri di famiglia armati solo di manganelli e lacrimogeni: quest’uomo è un santo, non c’è bisogno manco che muoia per metterlo nel calendario.
S’io fossi un consigliere di Sua Santità, consiglierei di far battere alla Sala Stampa della Santa Sede una nota nella tarda serata di domani, dopo la chiusura dei giornali, con l’annuncio della “soffertissima” rinuncia alla visita, con una bella citazione sull’economia del martirio, da Eusebio di Cesarea.
Sua Eminenza, il cardinal Camillo Ruini, ci ha fatto la grazia, nel giro di pochi mesi, di farci sapere che “è meglio essere contestati che essere irrilevanti” e che “la Chiesa sta vincendo”: con queste premesse, la rinuncia alla visita avrebbe un risultato assai più rilevante di un discorsetto che, allo stato dei fatti, dovrebbe essere giocoforza assai meno smargiasso dei soliti cui siamo abituati, quando Sua Santità si sente autorizzato dallo Spirito Santo ad essere insultante e molesto.

La questione che sta lontano dalla polemica è in poche righe: il Rettore dell’Università la Sapienza ha invitato Sua Santità, non è il Papa ad essersi invitato da solo; e l’ha invitato per una solenne ricorrenza, il 705° anniversario eccetera, che farebbe cifra tonda come l’anno scorso non avrebbe fatto il 704° anniversario; libero, chi voglia, di malignare sul fatto che il mondo accademico italiano sia semigenuflesso dinnanzi ad una authority che ormai flette e deflette carriere e appalti, curricula e consulenze, prebende e affarucci; resta di fatto che ogni protesta avrebbe dovuto – a mio parere – essere indirizzata al Rettore; polemizzare con il cattolicesimo di Joseph Ratzinger si può – e si deve – ma calcolando modo e tono, per non vedersi ritorcere contro ogni ragione da una collaudatissima macchina propagandistica che sa portare allincasso le prepotenze che fa e quelle che subisce.

In questo senso, la mia posizione al riguardo [*] è molto vicina a quella di Giordano Bruno Guerri (il Giornale, 15.1.2008), ma con qualche importante dettaglio. Scrive il Guerri: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle. La celebre frase di Voltaire è nota anche ai più asini fra gli studenti e non può essere ignota a dei docenti universitari. E anche se non la conoscono (è possibile), non possono ignorare che il diritto di manifestare le proprie idee – anche sbagliate, quando non sono criminali – è alla base dei principi di libertà, democrazia, civiltà. Figurarsi in campo scientifico, dove le idee non possono e non debbono mai venire rigettate a priori, bensì esaminate e, nel caso, confutate”.
Perfetto, ma ci aggiungerei che tutto si può dire tranne che le idee di Sua Santità ci siano sconosciute o che questa occasione gli fosse indispensabile, se non come destro per alzare ulteriormente il livello di tensione sociale, cosa che deliberatamente e scientificamente la Santa Sede e la Conferenza Episcopale Italiana fanno da anni, con la tentazione all’ingravescenza, quella che nella tecnica militare si chiama “escalation”.
Di poi, aggiungerei che non di rado le idee di Sua Santità sono davvero criminali, almeno perché riverberano di quei crimini che fanno il cemento di gran parte della Storia della Chiesa di Roma.

“Con tutto il mio laicismo – prosegue il Guerri – provo dunque un senso di raccapriccio per quei docenti universitari che si sono presi la briga di scrivere una lettera al rettore della Sapienza di Roma tentando di convincerlo a ritirare l’invito a Benedetto XVI per l’inaugurazione dell’anno accademico”. Cambierei “raccapriccio” con “delusione”, ma il resto della proposizione fila tutto.
“Il motivo del contendere – spiega il Guerri, con la sua consueta brillantissima chiarezza – è una citazione del filosofo Paul Feyerabend fatta nel 1990 dall'allora cardinale Ratzinger: «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo...». Sul Giornale di ieri Andrea Tornielli ha spiegato bene che, dopo quella citazione, lo stesso Ratzinger ne prese le distanze ribadendo che la fede non cresce «dal rifiuto della razionalità». Certo, la citazione è irritante, e ancora più irritante è l’ormai manifesta tendenza di Benedetto XVI a usare citazioni «forti» per poi poter ribattere, dopo gli inevitabili attacchi, «l’ha detto lui, mica io». Mi sembra un trucco dialettico indegno di un intellettuale, figurarsi di un Papa intellettuale”.
E qui mi alzo in piedi e applaudo, perché il punto è proprio questo: questo Papa non è un intellettuale, ma un abile mistificatore: lo scopo di ogni intellettuale laico è quello di dimostrare – e non è poi così difficile – che le sue mistificazioni sono sempre speciose e sempre strumentali. Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde, per uno che regge un impero che ha radici profonde in tutta la violenza e in tutta l’ipocrisia di cui è stato capace l’occidente.

“Impedirgli di parlare in un ateneo è ottuso, oltre che incivile, antidemocratico, illiberale”, continua Giordano Bruno Guerri. Io lascerei “ottuso” e “incivile”, ma su “antidemocratico” e “illiberale” solleverei delle riserve che rimandano ad una vecchia questioncella: se una democrazia liberale debba o meno difendersi, e con quali strumenti, da ciò che realmente, e nel fondo, è antidemocratico e illiberale. Chi è lettore abituale di questo blog sa bene come la penso: a brigante, brigante e mezzo.
Certo, dice bene il Guerri: “Si fa soltanto il gioco delle posizioni più oscurantiste, impedendo al Papa di parlare”; quello che però mi preoccupa maggiormente è che così si fa il suo gioco, come mi dimostrano certe dichiarazioni assai mal calibrate, fino a qualche accenno di inverecondo (e penso a quelle di Daniele Capezzone). E qui vorrei ripetere quello che ho sempre sostenuto: più si fa parlare Benedetto XVI, e più si fotte da solo; al punto in cui è questo paese, tanto peggio tanto meglio: non saranno due tumulti in un ateneo a risvegliare le coscienze assopite di una nazione strafottente e così indietro rispetto al resto d’Europa. Se questo popolo di merda non assaggia nella carne i morsi del clericalismo, non capisce: è un popolo che capisce solo quando gli fai male, ma male per davvero.



[*] Mi ha molto lusingato, ma pure molto divertito, il fatto che il non aver aggiornato il blog in questo fine settimana (festeggiavo due cosette personali con inenarrabili concessioni enogastronomiche) allarmasse qualche affezionato lettore. Comunque, grazie.




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(18.1.2006)

72. “Il vero Israele” 
(17.1.2006)

 

71. Una dimenticanza di Angelo Panebianco

(16.1.2006)

70. Bonino o Santanché?
(10.1.2006)

69. Niente antidepressivi, grazie!
(4.1.2006)

68. “Ah, se Dio sopprimesse i peccatori!”
(2.1.2006)

67. Del Concilio Vaticano II non avete capito niente, gonzi!
(27.12.2005)

66. Un’altra mina l’Occidente: la pornografia
(23.12.2005)

65. “Fratello spermatozoo”
(20.12.2005)

64.
La mia superstizione è migliore della tua
(19.12.2005)

63. Riforma della Curia, anno 0
(14.12.2005)

62.
La goccia di veleno
(12.12.2005)

61. Non lo fo’ per piacer mio…
(Lettera aperta a Carlo V)
(6.12.2005)

60. Venerdì, sabato e domenica
(5.12.2005)

59.
Contrordine, figlioli, il limbo è una cazzata!
(2.12.2005)

58.
Tomista quanto non mai, il Ratzinger. Anzi assai tomo.
(28.11.2005)

57. Il seminarista sia munito di certificato medico

(24.11.2005)

56. Scherziamo? Scherziamo
(21.11.2005)

55.
La pazienza degli italiani
(17.11.2005)

54. Il fuoco amico di Croce e Gramsci
(16.11.2005)

53. Marcello Pera, croque-mort
(15.11.2005)

52. Semo romani, damose da fa’
(11.11.2005)

51. Coi soldi di Sir Templeton
(8.11.2005)

50.
La Chiesa è sempre uguale a sé stessa
(27.10.2005)

49. Chi glielo dice a Marcello Pera, di farsi da parte?
(20.10.2005)

48.
Sua Santità, Anacoluto I
(17.10.2005)

47.
Un dubbio: mettere in dubbio il dubbio?
(14.10.2005)

46.
Capriccio
(10.10.2005)

45.
Buona conversione!
(7.10.2005)

44. Se il legislatore non è un fesso (e non è un fesso)
(4.10.2005)

43. L’orecchio di Dionigi
(29.9.2005)

42. Fiuggi: i tg di prima sera non possono più glissare
(26.9.2005)

41. La colomba e il leopardo
(21.9.2005)

40. Ratzinger apre la caccia al ricchione
(19.9.2005)

39. Caro Silvio Viale, vai avanti!
(15.9.2005)

38. “I politici cattolici lo sono in particolare”
(12.9.2005)

37. L’aggettivo “clerico-fascista”
(6.9.2005)

36. Il “vuoto” liberale
(1.9.2005)

35. Troppo vento a Colonia
(29.8.2005)

34. Gli ebrei, il solito nervo scoperto
(28.7.2005)

33.
Plinio Corrêa de Oliveira
(22.7.2005)

32. Questo non è altro che quello
(19.7.2005)

31. Due etti di quello buono (salumeria Sodano)
(13.7.2005)

30. A che serve più il vocabolario?
(8.7.2005)

29. Orsina, cioè Ferrara, cioè Ruini
(5.7.2005)

28. Vediamo se esistono ancora, quei socialisti
(1.7.2005)

27. Neofascisti, cielli, foglianti: bingo!
(27.6.2005)

26. Si lasci riposare in pace Benedetto Croce
(23.6.2005)

25. Se il pastore lo chiama gregge, ci sarà un motivo
(21.6.2005)

24. Se poi vengono bene, l’autorità centrale vidima
(15.6.2005)

23. Un occhio di riguardo per il Testaccio
(13.6.2005)

22. Fides et Ratio: un esempio e un paradigma
(7.6.2005)

21.
Ancora un piccolo sforzo, legalizziamo lo stupro
(3.6.2005)

20.
A chi fa i conti senza l’utero
(31.5.2005)

19.
Forse una destra decente è possibile
(27.5.2005)

18.
Il rischio di blandire i suscettibili
(24.5.2005)

17.
Toh, guarda, “la tentazione di passare al fronte dell’astensione”
(18.5.2005)

16.
Parlando serenamente, si trova sempre il modo di uscirne
(13.5.2005)

15.
Tra l’art. 7 e l’art. 8 della Costituzione
(10.5.2005)

14.
“I politici non capiscono mai niente, mai”
(5.5.2005)

13.
Parlare di embrioni da ex embrioni: non più
(3.5.2005)

12.
Beccaria e la misura di Ratzinger
(29.4.2005)

11.
Non invitate un falso liberale a un matrimonio gay
(27.4.2005)

10.
I cattolici liberali? Rivolgersi a Ratzinger, prego 
(22.4.2005)

9.
Il ricatto
(20.4.2005)

8.
Sotto chiave
(18.4.2005)

7.
Tirare sassi ai lumi
(14.4.2005)

6.
Promemoriam per Miriam
(12.4.2005)

5.
Semo ‘na manica de gente assai lasciva
(8.4.2005)

4.
No Taliban no Vatican: al di qua dello slogan
(7.4.2005)

3.
Il latinorum degli atei devoti
(5.4.2005)

2.
Il nodo genetico
(1.4.2005)

1.
La cosa per bene
(29.3.2005) 

 

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